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Simili, ma diversi: Somun e Lepinja

Cos’è il Somun? E la lepinja? E qual è la differenza tra i due?

Con questo post cercheremo di rispondere a tutte queste domande suggerendovi la ricetta per preparare la lepinja (o lepina) a casa vostra 🙂

Ora che il tempo non ci manca, infatti, siamo riuscite a fare un po’ di ricerca e, leggendo tra i forum e gli articoli online, ci siamo chiarite le idee a riguardo!

Si può dire che il Somun sia una varietà di Lepinja? Mmm forse 😀

Il Somun è un tipo di pane semplice (probabilmente il più semplice in assoluto) ma, a dire di qualcuno, addirittura geniale. Gli ingredienti, infatti, sono pochissimi: farina, acqua (fredda!), sale e lievito. E allora cosa lo rende così speciale? In realtà, dopo esserci immerse in questo mondo, la nostra conclusione è che la ricetta sia segreta. Qualcosa, però, abbiamo scoperto e proveremo a raccontarvelo.

Le origini del Somun

Partiamo dalla geografia e dalla storia: il Somun esiste e si chiama così solo a Sarajevo (forse lo troverete anche da qualche altra parte in Bosnia Erzegovina, ma è raro). Sembra, infatti, che abbia fatto la sua prima comparsa in città tra il 1521 e il 1531 quando Gazi Husrev-beg, famoso funzionario e militare ottomano, ordinò la costruzione di un luogo di riposo per i viaggiatori provvisto anche di una cucina affinché ospiti e poveri di Sarajevo avessero qualcosa da mangiare. Gazi Husrev, inoltre, ordinò ai propri cuochi di preparare un panino che fosse saporito, semplice ed economico.

Così, una delle persone incaricate di svolgere questo compito ebbe l’idea di soddisfare il desiderio del funzionario producendo dei panini simili a quelli già esistenti, ma con un po’ più di acqua, farina, sale e lievito. Creò, inoltre, un diverso “design” della pagnotta, simile ad un fungo e anche il modello di una griglia su cui cuocerlo.

L’idea fu ben accolta da Gazi Husrev-beg e il nuovo panino prese il nome dal cognome di origine turca del cuoco, Somun per l’appunto.

Gazi Husrev-beg

Questa storia, però, non è l’unica che si trova sull’origine di questo pane così peculiare. Qualcun altro sostiene che questi sia nato tra il 1336 e il 1405 quando, durante la marcia verso l’India, l’esercito guidato dal conquistatore turco-mongolo Timurlenk si ritrovò bloccato tra le montagne nel mezzo di un inverno difficile. Il cibo terminò presto, ma la fame e la paura nei confronti di Timurlenk ispirarono il fornaio a inventare una semplice ma eccellente pietanza. Con 8 chili di pasta, riuscì a realizzare 40 pagnotte sottili che in seguito sarebbero diventate note come Somun. Pare, infatti, che poi siano stati i cuochi che accompagnavano le unità ottomane a portare questo pane in Bosnia, precisamente a Travnik e che il nome provenga in realtà dalla parola greca “psomion“, che significa pane tondo. 

Timurlenk

Il Somun durante il Ramadan

Bene, dopo avervi narrato le origini del Somun, passiamo al ruolo che questo pane ricopre nella tradizione religiosa

Il somun, che talvolta i sarajevesi chiamano samun perché è più facile da pronunciare, è il pane tipico del Ramadan. Sia chiaro, lo potete trovare tutto l’anno nella pekare sarajevesi, ma solo durante il Ramadan è cosparso di cumino nero (ćurekot, in bosniaco). Come mai? Perché questo seme, originario del sud-est asiatico, si dica abbia proprietà curative e porti felicità e benessere.

Nel mese del digiuno, ogni sera, prima del calar del sole, il profumo del Somun si sparge nelle vie della città vecchia e delle mahale (quartieri). Quell’odore indica che è il momento giusto per mettersi in fila davanti alla propria pekara di fiducia per poi tornare a casa con dell’ottimo somun appena sfornato…fondamentale per l’iftar!

Nel resto della Bosnia Erzegovina e nel Sangiaccato esistono dei panini simili che vengono preparati durante il Ramadan, ma si chiamano ramazanije, ptice o pitalke.

Tornando alla lepinja, possiamo dire che spesso viene usata come sinonimo del somun ma che, anche se gli assomiglia, non è la stessa cosa. Il Somun è più sottile e morbido e deve essere cotto sul fuoco ad altissima temperatura, dai 45 secondi a massimo un minuto.

Ciò detto, dal momento che il somun non sembra replicabile così facilmente, la ricetta che vi proponiamo è quella della lepinja 🙂

La ricetta per fare la lepinja in casa

Ingredienti












400 gr di farina
10 gr di sale
5 gr di lievito secco
300 ml di acqua fredda

Procedimento

  • In una ciotola sciogliete il lievito con un po’ di acqua, mentre in una terrina unite il sale alla farina e mescolate.
  • In seguito, unite il lievito alla farina e iniziate a versare l’acqua un po’ alla volta.
  • Impastate (l’impasto deve essere morbido), coprite la terrina con della pellicola trasparente e lasciate riposare per 30 minuti a temperatura ambiente.
  • Passati 30 minuti, preparate il piano di lavoro, levate l’impasto dalla terrina e impastate con abbondante farina.
  • A questo punto tagliate la pasta in 4 parti uguali e impastate nuovamente con abbondante farina ciascun pezzo.
  • Appoggiate i vostri 4 panetti su di una teglia con carta da forno, coprite con uno straccio e lasciate riposare per 10 minuti.
  • Con la pressione delle dita allargate i singoli pezzi e formate le lepinje.
  • Se necessario, bagnate le dita con dell’acqua fredda in modo che non si attacchino alla pasta.
  • Con un coltello create la rete sulle lepinje, come vedete nell’immagine qui sotto.
  • Coprite con lo strofinaccio pulito e lasciate riposare ancora 10 minuti.
  • Infornate nel forno ventilato e preriscaldato alla temeratura più alta per 12-15 minuti circa.
  • Una volta pronte, levatele dal forno e copritele con lo strofinaccio per renderle più morbide.

Evviva! Le lepinje sono pronte e possono accompagnare i vostri cevapi (qui la ricetta!) 😀

Fonte: Al Jazeera Balkans

Ph. Venera Food, Sarajevo Times, Dalia Vesnic.

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